Le Biomasse: Nuova fonte di reddito                                                                           scarica relazione tecnica

L’azienda SEB s.a.s ha sviluppato nel corso di un ventennio una serie di tecnologie finalizzate alla combustione e alla valorizzazione delle biomasse. L’azienda produce una linea di caldaie da riscaldamento domestico e industriale che adottano tecnologie in grado di bruciare in un unico sistema vari tipi di combustibili e contestualmente garantire un’auto pulizia grazie a dispositivi meccanici. Questa filosofia costruttiva ha permesso di realizzare un generatore completamente automatizzato e autopulente, che garantisce rendimenti costanti per tutto il ciclo di funzionamento.

L’esigenza di offrire alla filiera agro energetica  una materia prima standardizzata ha condotto la SEB a prototipizzare, studiare e realizzare macchinari destinati alla trasformazione e essiccazione.

La filosofia progettuale adottata dalla SEB ha permesso di costruire con soluzioni semplici e affidabili, caldaie da elevati contenuti innovativi e di efficienza, rispettando sempre la normativa tecnica, e ottenendo al tempo stesso il miglior rapporto costo benefici.

Per un imprenditore agricolo la possibilità di reperire quantità significative di sottoprodotti agricoli nel raggio di pochi chilometri, può rappresentare  una nuova opportunità di reddito. Molte aziende  agricole coltivano per autoconsumo o a fini commerciali, vigneti e uliveti le potature delle quali possono diventare da rifiuto di difficile smaltimento sul campo a fonte energetica.  Le vinacce e le sanse opportunamente trattate e disidratate diventano combustibili tali e quali.  Ai margini di qualunque appezzamento di terreno crescono spontaneamente arbusti, alberi, canneti, boschi.

Aziende cerealicole dispongono di partite di mais contaminato, gli stessi scarti delle trebbiature con le stoppie o i tutoli del mais le paglie rappresentano una fonte energetica di notevole importanza. Gli stessi alberi da frutto con la massa di potature, forniscono biomassa combustibile alla fine di ogni ciclo vegetativo.

Tutte queste risorse energetiche purtroppo oggi vengono lasciate deteriorare nei campi o utilizzate in sistemi a bassa efficienza, mentre potrebbero rappresentare il petrolio della nostra agricoltura.

Accanto a sottoprodotti e scarti di lavorazioni su terreni marginali potrebbero essere attivate delle colture intensive con prodotti di biomasse legnocellulosi.  Boschi energetici potrebbero essere realizzati con culture di pioppo, salice robina, paulonia, canne comuni, bambù o colture di miscanto.

Le risorse legnose ritraibili da un bosco energetico insieme ai sottoprodotti delle comuni produzioni agricole, potrebbero rappresentare per un’azienda la materia prima da utilizzare in una nuova attività legata alla trasformazione e alla produzione di combustibili da commercializzare sul libero mercato. Attività che potrebbero essere svolte in forma associata tra più aziende, o addirittura in filiera con il mercato di sbocco, rappresentato da grandi utilizzatori di energia termica.

I numeri di un mercato locale, stimati sulla provincia di Frosinone dai 25.000 – 30.000 /t, fanno comprendere le potenzialità per un’azienda agricola che diventa produttrice di combustibile. Il prezzo medio a cui oggi viene venduto un combustibile solido, varia dai 180€ ai 250€ a tonnellate a seconda che si tratti di prodotti granulari quali sanse o nocciole di olivo o pellet prodotte da vinacce gusci o altri sottoprodotti di lavorazione agricole.

L’azienda SEB s.a.s. è in grado di fornire il proprio knowhow nella realizzazione di progetti di filiera energetica e segnalare ed individuare macchine per la raccolta e trasformazione del combustibile biomassa.

                        

      

 

Diverse aziende produttrici di imballatrici di fienagioni, hanno sviluppato macchine per la raccolta e l’imballo delle potature per disporre di balle facilmente trasportabili e facili da stoccare. Trasforma le comuni potature da rifiuto in risorsa energetica. Le balle possono essere bruciate, previa macinazione e riduzione in cippato, in caldaie della serie BFev.

La balla lasciata stagionare nel periodo estivo può essere utilizzata tale e quale in una caldaia a fiamma rovescia serie BFev Multi Fire.

L’azienda CAEB International (www.caebinternational.it) produce oggi una macchina imballatrice estremamente versatile per diverse tipologie di potature. Le dimensioni ed il peso delle balle, si adattano perfettamente ad essere bruciate nelle caldaie SEB 

Ogni anno, la potatura delle principali coltivazioni arboree presenti in Italia (vite, olivo, frutteti) produce una quantità di residui (tralci, sarmenti, ecc.) variabile da 1 a 3 t/ha a seconda delle condizioni.

 

Quantità di residui di potatura stimabili per diverse specie arboree

 

Specie Residui           (t/ha)

Vite                             2,9

Olivo                           1,7

Melo                            2,4

Pero                            2,0

Pesco                           2,9

Agrumi                         1,8

Mandorlo                      1,7

Nocciolo                       2,8

 

Pertanto, considerando l'intera superficie investita con queste colture in Italia, si può stimare una quantità totale di potature variabile da 2 a 6 milioni di tonnellate/anno.

Tali valori, moltiplicati per le superfici che si intende raccogliere, rendono l'idea delle interessanti possibilità esistenti in tutte le aree a vocazione frutticola in Europa. Tradizionalmente, questi residui sono lasciati sul terreno dopo essere stati trinciati oppure sono raccolti e distrutti in caso di problemi parassitari da contrastare. Queste operazioni rappresentano un costo vivo per l'agricoltore (stimabile da 60 a 140 €/ha) che deve dedicarvi tempo e attrezzature meccaniche specifiche. Un utilizzo alternativo può derivare dalla valorizzazione del contenuto energetico presente nelle potature; se confrontiamo questo valore con l'energia contenuta nel gasolio, ad esempio, possiamo stimare un potenziale energetico dei residui paragonabile a quello di quasi 1,3 miliardi di litri di gasolio, sufficienti a riscaldare quasi 600.000 appartamenti.

E' facile rendersi conto, pertanto, dell'opportunità offerta dall'utilizzo dei residui di potatura come fonte energetica. Questa possibilità risulta ancora più concreta, oggi, osservando la crescente disponibilità sul mercato di sistemi di riscaldamento che utilizzano residui legnosi per produrre calore o, nei sistemi centralizzati di grande potenza, anche energia elettrica.

Per l'azienda agricola, pertanto, si presenta un'occasione inedita che deve, tuttavia, essere gestita con attenzione trattandosi del recupero di sottoprodotti che, se da un lato presentano un potenziale energetico interessante, dall'altro hanno caratteristiche qualitative generalmente mediocri (bassa lignificazione, presenza di corteccia e altre impurità, tenore di umidità elevato, composizione variabile, ecc.).

Una delle chiavi di successo per il recupero delle potature è di poter disporre di cantieri meccanici in grado di fornire buoni risultati tecnici a costi contenuti. Gli aspetti principali da considerare riguardano la possibilità di muoversi all'interno di filari spesso ristretti o sotto tendoni o pergole, di dover manovrare in testate ridotte o su terreni in pendio o, addirittura, su terrazzamenti.

Per facilitare il trasporto e lo stoccaggio delle potature fino al momento del loro utilizzo, inoltre, è necessario poterne ridurre efficacemente il volume. Infine, è necessario ricercare le condizioni in cui risulti facilitata la perdita di umidità per favorire la conservazione del prodotto, limitarne le fermentazioni e migliorarne il rendimento energetico.

Una delle possibilità tecniche oggi offerte dal mercato riguarda l'imballatura in campo dei residui. Questa tecnica si presta molto bene a raccogliere residui sottili, fino ad un diametro massimo di circa 4 cm, generalmente difficili e laboriosi da manipolare. Oggi, tra le varie offerte del mercato, sono presenti anche le imballatrici leggere, in grado di muoversi agevolmente all'interno dei filari più stretti ed azionate da trattori di potenze limitate (generalmente comprese tra i 30 e i 40kW).

In particolare, le rotoimballatrici di piccole dimensioni (diametro delle balle di 40 cm e peso variabile da 25 a 30 kg) costituiscono un'interessante opzione in quanto hanno una buona capacità di lavoro (0,5-0,6 ha/h corrispondente a circa 45-50 balle prodotte all'ora), ridotte esigenze di potenza grazie all'efficienza meccanica e modalità di lavoro "in linea" con il trattore che garantiscono ingombri trasversali molto contenuti in particolare se si opera con trattori specializzati a carreggiata stretta (inferiore a 1,15 m). La capacità di lavoro di queste operatrici può praticamente raddoppiare (1,0-1,2 ha/h) quando sono dotate di accessori per accumulare fino a 8 rotoballe. In tal modo è possibile raggiungere un'autonomia di raccolta fino a 240 m evitando di dover depositare le rotoballe lungo i filari, ma concentrandole lungo le testate dove sono più agevoli e rapide le operazioni di carico su rimorchi.

Infine, le rotoballe permettono una buona cessione dell'umidità delle potature all'atmosfera favorendone l'essiccazione ed evitando la presenza di fermentazioni o muffe. In questo modo le potature imballate possono essere utilizzate tal quali all'interno dei modelli specifici di caldaia oggi disponibili sul mercato, oppure possono essere tagliate o addirittura trinciate per essere utilizzate in caldaie alimentabili con biomasse cippate, potendo sfruttare modalità di alimentazione automatica.

La nuova sensibilità ambientale con la necessità di limitare le emissioni di CO2 e le incertezze generate dalle decrescenti disponibilità delle fonti energetiche tradizionali e dai relativi prezzi, costituiscono senza dubbio una motivazione importante a considerare con interesse ogni possibile valorizzazione di fonti energetiche rinnovabili.

 

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